Tecniche e trattamenti endoscopici della prostata: tutte le novità da conoscere in studio

Tecniche e trattamenti endoscopici della prostata

Cari pazienti e lettori,

nel mio costante impegno per offrire soluzioni all’avanguardia, sono lieto di condividere gli ultimi sviluppi nel trattamento dell’Iperplasia Prostatica Benigna (IPB).

Fino a non molti anni fa, le opzioni si riducevano principalmente alla terapia farmacologica a lungo termine o alla chirurgia tradizionale (come la TURP, resezione endoscopica di adenoma prostatico) o ATV (adenomectomia trans-vescicale a cielo aperto). È importante sottolineare che la TURP (resezione transuretrale della prostata) rimane ancora oggi un pilastro fondamentale e una tecnologia estremamente valida e affidabile. Tuttavia, la vera conquista dell’urologia moderna è l’aver affiancato a questo gold standard delle alternative altrettanto efficaci, ma meno invasive. Questo ci permette di non dover più adottare un approccio ‘unico per tutti’, ma di cucire il trattamento su misura per ogni singolo paziente, riducendo i tempi di degenza e tutelando le funzioni fisiologiche più delicate.

La mia missione è offrire trattamenti sempre più efficaci, ma soprattutto mini-invasivi e conservativi, che permettano una ripresa rapida della vita quotidiana e preservino la qualità della vita sessuale e urinaria del paziente. Le nuove frontiere si concentrano su procedure che possono essere eseguite in regime ambulatoriale o con degenze brevissime, e che agiscono con precisione sul tessuto prostatico in eccesso.

Le nuove frontiere dei trattamenti mini-invasivi (MIST)

La categoria dei trattamenti mini-invasivi per l’IPB (noti come MIST – Minimal Invasive Surgical Treatments) sta rivoluzionando l’approccio alla prostata ingrossata.

Tre tecnologie in particolare spiccano per i risultati e la minima invasività:

1. Rezūm: La terapia con vapore acqueo

Il sistema Rezūm sfrutta l’energia termica del vapore acqueo per eliminare l’eccesso di tessuto prostatico che ostruisce il flusso urinario.

Come funziona: attraverso un’unica sedazione leggera, si inserisce un piccolo strumento nell’uretra. Questo strumento eroga brevi getti di vapore sterile all’interno del tessuto prostatico. Il vapore rilascia energia termica che porta alla necrosi cellulare immediata del tessuto bersaglio, il quale viene poi riassorbito dal corpo nel tempo.

I vantaggi: procedura di circa 10-15 minuti, basso rischio di eiaculazione retrograda (un problema comune dopo la chirurgia tradizionale), e ripresa rapida delle attività. È un’opzione eccellente per pazienti che desiderano preservare la funzione sessuale.

2. iTind: l’impianto temporaneo “intelligente”

iTind (Temporary Implantable Nitinol Device) è una soluzione meccanica e temporanea che non utilizza energia termica o ablazione.

Come funziona: il dispositivo, realizzato in nitinol (una lega metallica flessibile), viene impiantato temporaneamente nella prostata attraverso l’uretra. Qui, si espande delicatamente per alcuni giorni, rimodellando e allargando l’apertura uretrale e i colletti prostatici, senza rimuovere tessuto. Viene rimosso dopo circa 5-7 giorni.

I vantaggi: nessuna ablazione termica, conservazione totale della funzione sessuale e dell’eiaculazione, procedura ambulatoriale e miglioramento sintomatico molto rapido una volta rimosso il dispositivo.

3. Enucleazione prostatica con laser (HoLEP/GreenLEP)

Sebbene siano procedure chirurgiche, le tecniche laser di enucleazione (come l’Holmium Laser Enucleation of the Prostate – HoLEP, o il GreenLight Laser) sono considerate mini-invasive rispetto alla chirurgia a cielo aperto, specialmente in termini di sicurezza e risultati a lungo termine.

Come funziona: il laser viene utilizzato per “scollare” (enucleare) completamente l’adenoma (la parte interna ingrossata della prostata) dal suo guscio (capsula), e poi asportarlo. Si tratta di una tecnica di rimozione totale del tessuto ostruttivo.

I vantaggi: possibilità di trattare prostate di qualsiasi dimensione (anche molto grandi, dove la TURP non è indicata), ridotto sanguinamento, breve degenza e bassissimo rischio di recidiva a lungo termine.

Perché scegliere un approccio alternativo?

La chirurgia urologica moderna si muove verso la massima conservazione e la minima convalescenza.

L’adozione di queste nuove tecnologie in studio e in clinica mi permette di offrire:

  • Sicurezza elevata: rischi operatori ridotti al minimo.
  • Preservazione sessuale: alcune di queste tecniche sono state specificamente sviluppate per ridurre drasticamente l’incidenza di eiaculazione retrograda e disfunzione erettile.
  • Tempi di recupero brevi: Il paziente può tornare alla vita normale e lavorativa molto più rapidamente.
  • Efficacia a lungo termine: tecniche come l’HoLEP offrono risultati equiparabili alla chirurgia a cielo aperto, ma con tutti i vantaggi della mini-invasività.

Come urologo, credo fermamente che il futuro risieda nella scelta personalizzata del trattamento.

Ogni paziente, con la sua storia e le sue priorità, merita la soluzione più adatta. Discutere di Rezūm, iTind o HoLEP non è solo parlare di tecnologia, ma di una qualità della vita ritrovata.

Se soffrite di sintomi urinari legati alla prostata, non esitate a prenotare una visita. Insieme, valuteremo quale di queste straordinarie opzioni non invasive sia la migliore per voi, garantendovi un 2026 all’insegna della salute e del benessere.

Dott. Asgar Akhundov
Esperto in Tecniche Mini-Invasive Urologiche
Asgar Akhundov - MioDottore.it